| Il giardino segreto

In India viveva una bambina di nome Mary Lenox
che aveva 10 anni.
I genitori di Mary non avevano mai tempo per stare
con lei, perché la madre era occupata nei
ricevimenti e nelle feste ed il padre era occupato
nel suo lavoro.
Una sera ad una festa ci fu un terribile terremoto
in cui i suoi genitori morirono.
Lei perciò dovette trasferirsi da suo zio Arcibald
Lenox. Lei era una bambina molto acida e sulla
nave alcuni bambini le cantarono una canzone:
"Mary, Mary, pensieri neri...".
Quando scese la venne a prendere la signora Medlok,
la cameriera dello zio che arrivò un po' in
ritardo. Con una carrozza Mary arrivò al castello
dello zio e nel tragitto vide un ragazzo di circa
dodici anni che era il fratello di un'altra
cameriera dello zio: Marta.
Arrivata al castello Marta le parlò della madre ed
appunto del fratello Dicon. Le parlò soprattutto
di un giardino in cui la moglie dello zio morì e
da quell'evento lo teneva chiuso, per non far
entrare nessuno. Mary, incuriosita, andò in
esplorazione per il castello e, uscita dalla sua
camera, senza sapere come finì nella stanza della
moglie di suo zio. Lì in un cassetto trovò una
chiave, poi la posò e se ne andò in fretta.
Uscì in giardino e conobbe un piccolo pettirosso e
Mary gli chiese se poteva condurla alla porta del
giardino segreto. Lui la condusse al suo interno,
ma per aprirla c'era bisogno della chiave, poi
Mary corse nella stanza della zia e riprese quella
chiave dopo avere capito che era della porta del
giardino. Con la chiave scese in giardino e con
forza aprì la porta ed entrata vide un immenso
bosco all'apparenza morto, ma, sotto sotto, pieno
di vita. Dopo ricordò che Marta diceva che Dicon
era molto abile nel curare piante e animali allora
lo chiamò e lui aggiustò in qualche modo il
giardino.

Mary rientrando in casa sentì delle grida e scese
a vedere cosa stava succedendo.
Scese e vide un bambino della sua età che stava
piangendo in un letto.
Lui spaventato le chiese cosa volesse e Mary, con
tono cattivo, ricambiò la domanda rispondendo che
lei era la nipote del signor Lenox, invece lui
rispose che era suo figlio. Mary si sbalordì e gli
chiese il suo nome. Si chiamava Colin e diceva che
non poteva camminare. Mary però non gli credette,
ma in quel momento arrivarono la signore Medlok e
Marta con delle bende per Colin. Mary scendeva
molto spesso da lui per fargli compagnia, ma poi
litigarono e Mary non andò per un po' a trovarlo.
Poi però lo perdonò e decise di fargli vedere il
sole.
Lo mise quindi sulla sedia e aprì la finestra;
però lui non lo sopportava perché non era abituato
a stare al sole.
Intanto, per merito di Dicon il giardino era
bellissimo: altalene, fiori, piante e animali lo
rendevano incantevole.
Mary con l'aiuto di Dicon decise di far camminare
Colin portandolo al giardino.
Il signor Lenox era al corrente di ciò che Mary
stava facendo, ma non la fermò.
Allora Dicon prese in braccio Colin e lo mise
sulla carrozzina e lo portarono al giardino.
Misero quindi Colin a terra per farlo stare in
equilibrio.
Il signor Lenox, che era di passaggio, vide il
giardino aperto allolora entrò. Intanto Colin
aveva già imparato a camminare e con Mary e Dicon
stavano giocando a fare le magie attorno a un
fuoco mentre il giardiniere guardava. Lo zio
Arcibald vide Colin in piedi, si commosse e corse
ad abbracciarlo.
Poi il giardino fu lasciato sempre aperto e da
quel giorno vissero tutti felici e contenti per
tutta la vita.
Martina Crugliano
Alessia Nigro
Martina Pacenza
Giulia Saporito
Irene Leo
Erika Parise
Classe V D
Scuola elementare
"Maria Montessori" - Crotone
| Poesia composta dagli
alunni C'era un giardino, da anni non
curato
c'erano fiori, piante e un grande prato.
Un bambino in una stanza, malato
che dal suo papà era stato abbandonato.
Ma poi è arrivata una bambina,
all'apparenza scorbutica ma molto carina.
lei è entrata in un cancello,
ed ha reso un giardino molto più bello.
Poi lei mostrò la sua bontà,
il suo amore e la sua buona volontà.
Ha fatto conoscere al bambino abbandonato
il suo papà sempre lontano e affaccendato.
Infine vissero contenti e felici,
tutti attorno ad amore e a tanti amici.
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Tu sei mio
Nel
paese di Pulcinello tutti gli Wemmicks compravano
scatole e palloni per essere superiori agli altri.
Pulcinello voleva essere come gli altri, così mise
in vendita tutte le sue cose compresa la casa.
Ma essendo diventato povero, si pentì di aver
comprato quella merce inutile solo per imitare i
suoi concittadini.
Quindi Pulcinello capì che ci si deve accontentare
delle cose proprie e non esagerare nelle spese
solo perché lo fanno tutti.
Luca Campagna
Classe IV D
Scuola elementare
"Maria Montessori" - Crotone
Gli Wemmicks erano fatti di legno, uno di loro,
il più alto, aveva una scatola più bella degli
altri Wemmicks.
Allora tutti cominciarono a prendere tante scatole
e palline. Pulcinello non aveva né scatole e né
palline e quindi si dette da fare e visto che lui
non aveva soldi, volle vendere tutto quello che
aveva, pure la casa.
Visto che aveva venduto la casa, si addormentò
sotto le scatole.
Pulcinello incontrò i suoi amici e gli chiesero se
voleva giocare con loro, Pulcinello disse che
voleva essere il più importante quindi non accettò
la proposta dei suoi amici.
Il povero Pulcinello non riusciva a dormire molto
bene e allora andò dal suo creatore di nome Eli.
Eli gli chiese se dormiva bene, Pulcinello rispose
di no.
Eli disse di andare vicino la finestra per
guardare quegli Wemmicks e gli disse che non è
importante quello che si ha ma quello che si è.
Allora Pulcinello capì e rimase a dormire con Eli,
dormì a meraviglia.
Loira Bevilacqua
Classe IV D Scuola elementare "Maria Montessori" -
Crotone
C'era una volta un uomo di legno che si
chiamava Pulcinello e tanti omini piccoli che
avevano come giocattoli preferiti una scatola e un
pallone. Un giorno uno di questi omini comprò una
scatola più bella degli altri e a tutti diceva:
"Guardate come è bella la mia scatola", un altro
omino era invidioso perché lui riteneva di avere
una scatola più bella.
Decisero quindi di fare agara a chi aveva più
scatole e più palloni.
I negozi si riempirono subito di questi omini e
ognuno acquistava scatole e palloni in quantità.
Tra questi c'era anche Pulcinello.
La moglie del sindaco decise che chi costruiva una
montagna di scatole e palloni più alta degli altri
riceveva un premio.
Pulcinello mise in vendita la sua casa per potere
acquistare tante scatole e tanti palloni.
Un giorno decise di salire sulla montagna di
scatole e palloni da lui costruita, all'improvviso
cadde e finì sulla casa di un uomo vero come noi.
L'uomo quando vide Pulcinello gli disse: "E tu
cosa fai qui?". Pulcinello a questo punto fu
costretto a raccontare tutta la storia.
Finito di raccontare la storia l'uomo invitò
Pulcinello ad affacciarsi alla finestra per
guardare gli altri omini che stavano costruendo la
montagna.
L'uomo disse a Pulcinello: "Ti sembrano felici?".
Pulcinello movendo la testa risposte di no.
Alla la risposta di Pulcinello l'uomo disse che i
soldi si devono spendere per i propri bisogni e
non per cose inutili.
Luigi Panebianco
Classe IV D Scuola elementare
"Maria Montessori" - Crotone
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