09 September 2026

Magdi Allam: con le bandiere israeliane bruciate si presta il fianco ai nuovi barbari del terrorismo

Troppo occupati a vedere l’albero che cresce, non ci siamo accorti della foresta ch’ era nata intorno. Magdi Allam (al centro nella foto), in visita a Crotone sotto stretta scorta il pomeriggio di sabato passato, parlando del terrorismo islamista e di altri terrorismi, ha sintetizzato questo concetto con la figura dell’iceberg: “di cui vediamo solo la punta ed ignoriamo il grosso che c’è sotto”. Per fare un po’ di chiarezza, cominciamo col dire che l’incontro sul tema ‘Islam e libertà – the cause for the democracy ‘ è stato organizzato dalla ‘Fondazione D’Ettoris’ e ha avuto luogo il 13 maggio scorso nell’Aula Magna del Liceo classico ‘Pitagora’ di Crotone. Oltre al noto editorialista, nonché vicedirettore del Corriere della sera, erano presenti il moderatore Filippo Salatino (segretario Centro studi Acli ‘Marco Biagi’), Angelo Gazzaniga
(portavoce dei ‘Comitati per le libertà’) e Stefano Magni ( giornalista e saggista). Ha fatto gli onori di casa Antonio D’Ettoris.

Lo spunto è venuto dalla presentazione dell’ultimo libro di Magdi Allam ’Vincere la paura ‘ (ed. Mondadori, pp. 193, euro 16,50) che trova una maggiore esplicazione nel sottotitolo; ‘La mia vita contro il terrorismo islamico e l’incoscienza dell’Occidente’. Ecco in estrema sintesi la questione del dibattere: loro – “gli imprenditori del terrore”, i “fabbricanti di morte” (espressioni di Magdi ) - sono ben strutturati, ben radicati dentro e fuori, ben determinati, ma soprattutto ben organizzati in questa catena di montaggio del terrorismo di matrice islamica, mentre noi, poveri ingenui, preferiamo nasconderci il problema, immaginarlo lontano da noi o tutt’al più rimandarlo con tenui palliativi, patteggiare come tristi cozzoni, se non addirittura assecondarlo attraverso” collusioni ideologiche” scellerate. Insomma, c’è tutto un mondo là fuori carico di tensioni e di morte e dalle enormi potenzialità invasive che occorre contrastare con risposte adeguate. Proprio perciò “E’ possibile esportare la democrazia?” ha chiesto al pubblico presente e numeroso Antonio D’Ettoris prima di lasciare la parola ai suoi ospiti. “Io credo - ha aggiunto subito - che non sia solo possibile, ma anche doveroso”. Ed in linea con quanto appena detto, ha annunciato l’adesione della Fondazione D’Ettoris ai ‘Comitati per le libertà’ di cui ha parlato immediatamente dopo il loro portavoce.

“Per la prima volta in Calabria – ha detto Angelo Gazzaniga, - i Comitati sono nati dici anni fa a Milano da un gruppo di intellettuali con lo scopo precipuo di perseguire la cultura della libertà, elemento fondante di tutte le civiltà”. Il movimento, “che non è politico, non ha una segreteria, ma è solo culturale”e il cui presidente è Valery Bujval Bukovskij, si batte contro il conculcamento della libertà ad ogni livello, come nell’iniziativa ‘Gulag’, fissata nella ricorrenza della Rivoluzione d’Ottobre, “per celebrare le vittime di tutti i totalitarismi”.

Ma “che cosa c’entra un’organizzazione liberale come quella dei ‘Comitati’ con il terrorismo?”, si è chiesto Stefano Magni anticipando il pensiero di molti. Ed ha spiegato: “ C’entra perché è la stessa lotta contro i totalitarismi che si sta combattendo in Medio Oriente”. Oggi, i totalitarismi di tutto il mondo, “sia di destra che di sinistra”, usano argomentazioni tipiche tratte dal lessico del terzomondismo europeo e delle ideologie populiste che in nome di una presunta “collettività “ annullano il diritto dell’individuo fin nella sua elementare prerogativa all’esistenza. “ E allora, - prosegue Magni, - come difendere le democrazie aperte contro il devastante movimento totalitario?”Magdi Allam lo dice nel suo libro: “Non tutti i Paesi nei quali il fondamentalismo islamico agisce vogliono un regime totalitario”. Il terrorismo è il frutto di una minoranza ideologizzata che va contrastata con “una battaglia culturale in difesa della libertà” senza autocensure e pentimenti. “ Noi faremo pressione – ha concluso il giornalista – perché a fianco degli aiuti dei Paesi Arabi ci sia in cambio l’impegno a concessioni democratiche, ad accettare un programma riformatore”. Il loro slogan (the cause for democracy),d’altra parte fu coniato da Natian Sharansky, un eroe del dissenso sovietico.

Giunto all’appuntamento con molto ritardo, Magdi Allam si è scusato informandoci che il suo giornale (il Corriere della sera) gli ha chiesto un commento sull’iniziativa del sindaco di Milano che il prossimo 15 maggio intitolerà il Parco della Martesana ai ‘Martiri della libertà in Iraq vittime del terrorismo.’ Questo è importante per l’editorialista del più prestigioso quotidiano del nostro Paese in quanto finalmente prendiamo coscienza del fatto che “ il terrorismo ci riguarda “. Finora, come dicevamo all’inizio commentando alcune lucide espressioni di Magdi, ci eravamo cullati nell’illusione che il terrorismo riguardasse ‘gli altri’, che fosse un fenomeno mediatico (come i deliranti annunci di Bin Laden e del suo fanatico medico Al Zarqawi) da vedere e poi da archiviare come cose esotiche o, nel migliore dei casi, una semplice questione di ordine pubblico da risolvere con norme asettiche come il “pacchetto Pisanu”. Al contrario, per Magdi occorre nella lotta ai fabbricanti di kamikaze una “corretta metodologia della conoscenza”per “calarsi nel vissuto degli altri, mettersi nei loro panni, per capirne tradizioni religiose, culturali, politiche e sociali”in modo da”non buttare loro addosso i nostri parametri”. Questo come primo approccio. Il secondo ci deve condurre alla domanda se”il terrorismo appartenga al Dna del mondo islamico o se non sia piuttosto un fatto contingente”. L’editorialista del giornale milanese propende per la seconda soluzione. “30, 40 o 50 anni fa – ha detto infatti – non era così. In Egitto, Paese in cui sono nato e vissuto fino al ’72, vigeva un realtà laica, liberale. Ma dopo la guerra del 5 giugno del ’67, con la sconfitta degli eserciti arabi è esploso il contagio terroristico”

Una lama, quella del terrorismo, che è affondata nel ventre molle di un Occidente incapace di ritrovare la propria identità e le proprie ragioni di democrazia basati sui valori dell’ uguaglianza e della coesistenza pacifica. In effetti, commenta ancora Magdi, “quello del terrorismo non è un attacco contro l’Occidente, ma contro la civiltà, contro l’amore per la vita”. I terroristi, in definitiva, non sono altro che” cinici imprenditori del terrore per fini di potere” che si combattono “con un atteggiamento etico da parte nostra”e con la legalità, che significa”libertà garantita senza se e senza ma nell’interesse sia della popolazione autoctona che degli immigrati mussulmani “ incolpevoli di tanto scempio. Sotto questo aspetto, purtroppo, “l’Italia non si vuole troppo bene”, perché con le bandiere israeliane bruciate e gl’inni ai 10, 100, 1000 Nassirya delle passate manifestazioni para il fianco proprio a queste nuovi barbari che si propongono come “il collante dei diversi estremismi”.

Pino Pantisano

Fonte: 

Il Crotonese. 18 maggio 2006

Anno: 

2006