
Stefano Chiappalone
Cantagalli, 2016
PP. 98, € 8,00
In un epoca dominata dalla frenesia, che ci spinge a correre sempre di più senza mai fermarci a "gustare" la realtà, capita talvolta di ritrovarci colpiti dallo stupore di fronte all'esperienza del bello, per poi accorgerci che in ciascuno di noi c'è uno spirito contemplativo. Anche l'uomo del XXI secolo resta senza parole di fronte a castelli, cattedrali, opere d'arte di un passato lontano in cui scorgiamo un riflesso di quel "paradiso perduto" cui ciascuno anela nel profondo del cuore. La ricerca della bellezza è tanto radicata in noi, da manifestarsi non solo nei grandi capolavori, ma persino nella vita quotidiana, dall'abito che indossiamo alla musica che ascoltiamo. Lungi dall'essere superflua, proprio nei tempi più difficili la sete di bellezza si fa più ardente, alla ricerca di una via d'uscita da questo "gulag mentale" in cui ci siamo rinchiusi, in un mondo spesso estremamente funzionale, ma altrettanto spesso privo di anima. Quando il cammino si fa oscuro, la bellezza è dunque essenziale nella misura in cui, guarendo i nostri cuori anestetizzati, si rivela portatrice di speranza.