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“La poesia come infanzia del linguaggio” è il titolo del quinto incontro de “Il cantastorie e la valigia degli attrezzi” con il quale si è aperta una nuova tappa del ciclo formativo del progetto Book Baby Boom. Ad accompagnarci in questa nuova fase del nostro viaggio è ora la dott.ssa Serena Di Lecce, titolare della libreria Millelibri - Poesia e altri mondi (BA), che ha iniziato a far addentrare i partecipanti al corso nel mondo della poesia. Il filo conduttore di tutta la lezione ha riguardato l’origine ‘poetica’ del linguaggio umano. Per comprendere il significato di tale affermazione è stato prima necessario aprire una parentesi sul significato del medesimo aggettivo: esso, così come il sostantivo ‘poesia’, deriva dal verbo greco ‘poieo’ che significa ‘fare’ e rimanda quindi alla valenza magica, evocativa della parola, atta a concretizzare oggetti o fatti, come se fosse un incantesimo. Questa concezione del linguaggio tipica delle civiltà arcaiche è ancora oggi da additare anche ai bambini, i quali sin dalla nascita sono mentalmente già dentro la dimensione poetica. La poesia e l’oggetto-libro sono dunque dei veicoli per entrare in comunicazione profonda con loro. L’adulto, il cui fanciullino – come spiega Pascoli – è rimasto nella sua interiorità, a differenza dell’infante, ha perso quella connessione che dovrebbe recuperare con la poesia. Dopo un excursus storico-antropologico, la lezione è poi proseguita sulle orme dei poeti contemporanei come Bruno Tognolini, Chiara Carminati, Silvia Vecchini fino ad arrivare agli Haiku giapponesi.