09 September 2026

Contenuto in: 

Nel mese di Maggio sono terminati gli incontri con l’autore rientranti nel programma del ‘Maggio dei Libri’ del Comune di Crotone e organizzati dalla Fondazione D’Ettoris. Gli studenti del Liceo Scientifico Filolao, partecipanti anche alle attività del Bibliocinescuola, hanno avuto modo di leggere le monografie ed aprire un dialogo con i rispettivi autori circa le tematiche proposte. Il primo incontro sull’Unità d’Italia tenuto da Francesco Pappalardo è stato seguito da altri due incontri. Nello specifico le classi II A, II C, II G e III L accompagnati dalle prof.sse Giungata e Pizzuto, hanno incontrato virtualmente Susanna Manzin, organizzatrice di eventi milanese e autrice del libro La bellezza a portata di mano, edito nel novembre 2022 da D’Ettoris Editori. I giovani hanno avuto modo di intraprendere un vero e proprio viaggio nell’estetica, ad oggi decaduta nella superficialità. Fin da subito l’autrice ha specificato di essersi soffermata non sulla bellezza artistica o naturalistica, bensì su quella della vita di ogni giorno che ognuno costruisce vivendo. Susanna Manzin ritiene che scrivere del bello significa reagire positivamente al mondo individualista e malinconico odierno che lo stesso Censis (l’istituto di ricerca socio-economica italiana), dalle ricerche sociologiche svolte nel 2022, definisce ‘coriandolare’, costituito da individui caratterialmente rancorosi e malinconici. Passare dal buio alla luce è possibile attraverso la cultura del quotidiano, attraverso le piccole cose, come il modo in cui ci si veste o si arreda la casa, il modo in cui si saluta il prossimo; si tratta di piccoli gesti che aprono a tesori impensabili perché la bellezza ha sì una funzione salvifica, ma solo nel momento in cui si contribuisce a costruirla a partire dalla quotidianità e dalle sane relazioni, tralasciando la sciatteria e la trasgressione con cui oggi è confusa e identificata con il vero piacere. Gli studenti della I B e della III C rispettivamente coordinati dalle prof.sse Teresa Saraco e Giuseppina Briguglio hanno invece incontrato virtualmente lo storico e giornalista Giorgio Enrico Cavallo, autore per D’Ettoris Editori di Cristoforo Colombo il nobile (2021) e Napoleone ladro d’arte (2022), monografia sulla quale il docente è stato interpellato. Quest’ultimo incontro ha permesso ai giovani di riflettere circa la causa delle spoliazioni attuate dalla Rivoluzione e da Napoleone, argomento sul quale tacciono i manuali di storia scolastici. È noto che durante il periodo rivoluzionario e l’età napoleonica l’Europa subì tutta una serie di razzie, spoliazioni e furti d’arte. La radice di questi atti brutali, come già accaduto in passato nel corso della romanizzazione, era strettamente connessa a ragioni ideologiche e culturali. Obiettivo reale consisteva nel cancellare una civiltà per ricostruirla, sostituendo i vecchi ideali con l’imposizione dei nuovi, di conseguenza –  come emerso dagli studi di Cavallo –, il motto liberté, egalité, fraternité non può essere letto soltanto in chiave positiva. Gli illuministi e i giacobini francesi applicarono infatti atti censori sia ad personam sia alle opere d’arte e ai monumenti: non erano poi così tolleranti verso chi la pensava diversamente da loro, come riportato invece dai manuali scolastici. Napoleone Bonaparte, cresciuto secondo questi ideali, già dall’epoca della Campagna d’Italia (1796-1797) attuò nelle vesti di generale le prime spoliazioni che arrivò addirittura a legittimare attraverso le clausole dei trattati di pace che obbligavano gli sconfitti a offrire alla Francia le proprie opere d’arte, e, salito al potere, ideò di raccoglierle in un grande museo intitolato a sé stesso, nucleo originario dell’odierno Louvre. I giovani, grazie all’intervento di  Cavallo, hanno quindi avuto modo di comprendere che togliere i tesori artistici italiani – il cui valore e la cui comprensione dipendeva anche dal luogo in cui essi si trovavano – per portarli in un freddo museo, significava demolire la cultura italiana dal momento che essa stessa esprimeva quegli ideali civili e religiosi che già l’Illuminismo aveva intenzione di sostituire con il culto unico della ragione.