09 September 2026

Un convegno sul tema organizzato dalla fondazione D’Ettoris
E dopo l’accordo di Basilea accesso al credito più difficile

E’ stata una maratona lunga un pomeriggio e un mattina quella organizzata tra il 24 e il 25 marzo, nella sala del bastione Toledo, dalla Fondazione D’Ettoris e dalla Biblioteca “Pier Giorgio Frassati” sul tema: “Basilea 2 – Anatocismo e usura”. Il convegno organizzato con il patrocinio dell’Ordine degli avvocati, dei dottori commercialisti, dei consulenti del lavoro e del Collegio dei ragionieri di Crotone, valeva, oltretutto, come credito formativo per tutti i partecipanti iscritti a quegli ordini, meno che per gli avvocati. Il fitto programma ( dalle 15.00 alle 19.00 di venerdì e dalle 9.00 alle 12.30 di sabato ) è stato presentato in entrambe le giornate da Antonio D’Ettoris, presidente della Fondazione, mentre hanno fatto da moderatori nella prima e nella seconda parte rispettivamente Tina D’Ettoris e Giuseppe Soluri, quest’ultimo presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria.

Un imprenditore caduto nella trappola dalla legge 488 e dei malavitosi di turno

‘In estrema sintesi - si leggeva nell’opuscoletto inserito nella cartella con altro materiale – Basilea 2 è il nuovo accordo internazionale che regolamenta la gestione del credito bancario. In base ad esso le banche dei paesi aderenti dovranno accontentare quote di capitali proporzionali al rischio derivante dai vari rapporti di credito assunto.’ Il che significa che per maggiori rischi corsi dalle banche emettendo dei crediti, maggiori dovranno essere le riserve di capitale per coprire tale rischio, che vuol dire conseguentemente maggiori costi per gli istituti di credito e quindi un costo del denaro più alto del loro cliente. In pratica dal 1° gennaio 2007, prestiti, mutui, affidamenti, ecc. non solo costeranno di più in termini di interessi, ma non sarà nemmeno tanto facile accedervi. Infatti, nella prima fase del dibattito si è parlato soprattutto di rating. Detto in parole povere, il rating è la nostra ‘carta d’identità’ nel paese di Mammona che ci classificherà in belli, brutti e così e così. E con la congiuntura che tira (non proprio florida ), non c’è di che stare allegri.

Rating, problema delle imprese italiane / Le imprese del Sud con problemi di solvibilità temono una stretta creditizia

Il problema è soprattutto per le imprese italiane, per le quali il rating è, secondo la definizione data dall’ Abi ( Associazione bancaria italiana),’ un’insieme strutturato e documentabile di metodologie e processi organizzativi che permettono la classificazione del merito di credito di un soggetto’ e che, quindi, ‘consente la ripartizione della clientela in classi differenziate della rischiosità cui corrispondono diverse probabilità di insolvenza.’ Ciò che gl’ imprenditori temono, specialmente quelli del Sud, è una maggiore difficoltà nell’accesso ai finanziamenti, interessi più alti da pagare e, in definitiva, una stretta creditizia che darebbe un colpo mortale alla già affannata economia italiana. Ripartito il problema per regioni, poi, il quadro è ancora più catastrofico. E se restringiamo ulteriormente il campo a livello provinciale, non solo ci tocca piangere il grosso gap occupazionale e infrastrutturale, ma pure l’assenza pesante e incredibilmente irresponsabile dei soggetti maggiormente interessati. Se non per Basilea 2, infatti, quello che si è tenuto a Crotone è il secondo convegno su ‘anatocismo e usura’ in Italia (il primo si è fatto a Siracusa). Eppure, pochissimi erano gli imprenditori presenti, e totalmente assenti i politici e gli istituti bancari locali, come si è lamentato dagli stessi organizzatori e dai loro ospiti a più riprese. Tra i primi c’erano Salvatore Foti (presidente Crotone sviluppo) e Giuseppe Pugliese (presidente Piccola industria) che hanno svolto le loro relazioni su ‘Rapporti tra Pmi e banche nella realtà locale ‘ e’ Impatto di Basilea 2 su Pmi’; tra i secondi solo Enzo Sculco (consigliere regionale che ha sostenuto tra l’altro: “noi politici non dovremmo portare solo i saluti, ma sederci ad ascoltare per affrontare poi con competenza questi problemi nei nostri programmi”), e degli ultimi proprio nessuno, se si esclude Tommaso Marino, vice presidente di Banca popolare etica (un outsider, appunto). Il prefetto di Crotone, assente per motivi istituzionali, ha mandato in sua vece il vicario, Vincenzo Covato. Troppo lungo l’elenco dei relatori che si sono avvicendati al microfono in questa due – giorni, ma tutti professionisti di altissimo livello ed impegnati in prima linea contro anatocismo e usura. Rimanendo comunque al primo problema (Basilea 2), nel nostro Paese la torta delle attività produttive, costituita nella stragrande maggioranza da micro – imprese (circa il 98%), è composta per il 13 per cento da società di capitale, per il 18 per cento da società di persone e per il 67 per cento da ditte individuali (nel Sud ancora di più). Ebbene, fra tutte queste la classe che può vantare una sicura solvibilità è scarsa, mentre quella della vulnerabilità è molto affollata. Questo il panorama a fosche tinte che gli analisti ci hanno dipinto.

Usura, parte civile il Comune di Rosarno

Di anatocismo e usura avevano parlato già prima di sabato Marino, il quale si è chiesto se il nuovo accordo internazionale non comporti un aggravamento di tali comportamenti scorretti e chi valuterà i valutatori ossia quale ‘credito’ dare alle nuove metodologie di rating. Dell’usura tutti sappiamo più meno di che si tratta (un interesse sproporzionato rispetto ad un tasso soglia richiesto ai debitori punibile ai sensi della legge 108/96); sull’anatocismo, invece, non molti sono quelli edotti. Dicesi anatocismo’l’interesse dell’interesse, ossia il fatto che gli interessi già scaduti (ossia maturati) e non pagati diventino bene capitale e come tali siano suscettibili di produrre interesse a loro volta’ (vocabolario Devoto & Oli). Con tale meccanismo si son visti imprenditori costretti con la testa nel cappio d’interessi richiesti dalle banche che nel tempo erano cresciute “dal 15 per cento, già tasso usuraio con riferimento al Teg (Tasso effettivo globale), anche fino al 150%!” (Alessandro Andriani). Addirittura il comune di Rosarno si è costituito parte civile “nel processo incardinato dal Gip del tribunale di Palmi per il reato di usura nei confronti dei vertici di numerosi Istituti bancari, imputati del reato previsto e punito dall’art. 644 del codice penale”(avv. Rita Greco). In altri termini, usura e interessi anatocistici sottraggono risorse preziose ai cittadini recando un danno al territorio e quindi all’Ente preposto al suo governo.

Ma ancor più dura è stata la requisitoria dell’avv. Giacomo Saccomanno, patrocinante la causa di un coraggioso imprenditore di Gioia Tauro (caduto nella trappola della 488 e dei malavitosi di turno), e il quale senza mezzi termini, per la vicenda ha accomunato nella medesima associazione a delinquere istituzioni, banche e criminalità. Con i necessari distinguo, naturalmente. “La classe politica - ha detto in conclusione - deve aprire gli occhi, perché questo è uno stillicidio.” Adriana Musella (presidente del Coordinamento nazionale antimafia), che si è commossa di fronte alla testimonianza dell’imprenditore di Gioia Tauro, ha incitato i presenti ” a non lasciare, a non andarsene, ma a tenersi per mano per affrontare insieme i gravi problemi che ci affliggono.”

La Chiesa condannava e condanna l’usura, anche quella paludata di legalità. Dante ha posto questi violenti contro Dio all’inferno: sotto una pioggia di fuoco, nudi e piangenti in una distesa sabbiosa del 3° girone (VII cerchio). E’ quello che si meritano.

Pino Pantisano

Fonte: 

Il Crotonese. 30 marzo 2006

Anno: 

2006