La soluzione proposta da Magdi Allam in un convegno
“Il terrorismo islamico non è reattivo ma aggressivo,non è, quindi, frutto di resistenza ma di una guerra”;”per sconfiggere il terrorismo, non bisogna fermarsi solo a livello dei burattini, i kamikaze, ma occorre risalire ai burattinai,cioè, ai cinici imprenditori del terrore che si servono di loro per fini di potere.” Questi due dei concetti basilari del pensiero di Magdi Allam su “Islam e libertà”The cause for democracy, espressi nel corso di un incontro promosso dalla Fondazione D’Ettoris al Liceo Classico Pitagora. Alla manifestazione illustrata da Antonio D’Ettoris, presidente della Fondazione omonima, hanno partecipato anche Filippo Salatino, segretario del centro studi Acli”Marco Biagi”( con le mansioni di moderatore), Angelo Gazzaniga, portavoce dei Comitati per le libertà, e Stefano Magni, giornalista e saggista. Si è parlato della situazione internazionale, dall’Afganistan al Kirghizstan all’ Iran, e della mancata osservanza delle libertà individuali e dell’ antioccidentalismo, spesso preconcetto, proponendo che si sostengano ed aiutino quei Paesi che accettano di avviare un percorso di riforme democratiche. L’Occidente non deve essere colpevolizzato per la situazione difficile dei Paesi islamici e si devono evitare anche auto censure com’è accaduto in occasione della vicenda delle vignette; piuttosto, occorre fare pressioni perché ci sia un riconoscimento dei principi fondamentali dei diritti. Rispondendo anche alle domande provenienti dal numeroso pubblico, Magdi Allam ha ricordato come la globalizzazione del terrorismo non deve far sentire l’Occidente al sicuro. Per affrontare il fenomeno bisogna avere “una corretta metodologia della conoscenza”, cioè, calarsi nel vissuto delle persone che compiono tali atti terroristici. Un altro errore da evitare è quello di applicare per loro gli stessi criteri di valutazione della società occidentale, del tipo, non considerare un Imam il corrispondente di un sacerdote, senza sapere che l’Islam non accetta intermediari tra le persone e dio. Altra condizione essenziale, se si vuole debellare il terrorismo, è quella di contestualizzarlo, anche storicamente, capire cioè, “ se è nel Dna dell’ Islam oppure è un fatto contingente”, così com’è effettivamente. Altro luogo comune da sfatare il fatto che i terroristi non nascono dalla sete di giustizia, dalla miseria, ma solo da una guerra, che non si può di sconoscere e che “non consente di restare neutrali, ma necessita di una posizione eticamente responsabile, che porti poi a conseguenti atteggiamenti politici, che sono mancati sia in Italia che in buona parte dell’Occidente”. Bisogna, per Allam, chiedersi anche perché la stessa Europa sia diventata un “fabbrica di kamikaze”, denunciando in tale senso contiguità ideologiche con terrorismo, “che fa da collante per tutti gli estremismi”. Circa l’integrazione degli immigrati, dopo “il fallimento del multiculturalismo e dell’assimilazione francese, che hanno prodotto ghetti”, c’è una terza via: “l’integrazione deve essere obbligatoria e non un optional”, anche perché, come dice provocatoriamente, “ogni Paese ha gli immigrati che si merita”.Allam ritiene necessaria, in alcuni casi, anche l’applicazione di leggi speciali che, come nel caso del Br, “creano delle crepe e possono far cadere il fenomeno “; propone, ad esempio, che tutte le moschee diventino dei palazzi di vetro. A suo dire l’integrazione non deve essere rivolta solo agli immigrati ma anche agli italiani, che devono far capire che il loro è un modello da seguire. Per Allam bisogna creare una cornice con confini invalicabili, come il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, all’interno del quale “ognuno può manifestare la sua multi culturalità”.
Giacinto Carvelli