Magdi Allam ne ha parlato alla Fondazione D’Ettoris
“Il terrorismo islamista? La sfida per vincerlo parte dal fronte interno”. Magdi Allam, vicedirettore ed editorialista del Corriere della Sera, profondo conoscitore del mondo mussulmano, non ha dubbi sulle priorità da mettere in campo per evitare che il virus del terrorismo fondamentalista metta radici anche in Italia .Parlando ieri sera nell’Aula Magna del Pitagora, all’incontro organizzato dalla Fondazione D’Ettoris, sul tema: “Islam e libertà”, il giornalista di origine egiziana, con la sua consueta franchezza ha sostenuto come a suo parere sia debole la reazione che l’Italia e l’Occidente mettono in campo contro quella che Allam ha definito”una guerra di natura aggressiva contro la civiltà”.
“Occorre –ha esortato il giornalista- un atteggiamento adeguato al livello della sfida “. “In Occidente -ha proseguito- si cercano intese, compromessi e si guarda la punta dell’iceberg che sono gli attentati kamikaze e non l’iceberg stesso rappresentato da chi muove le file della fabbrica dell’odio e dei kamikaze”.
Per Magdi Allam è prioritario tagliare l’erba sotto i piedi ai burattinai del terrore “che non c’entrano nulla né con la povertà, né con la sete di giustizia,ma sfruttano la religione per conseguire obiettivi di potere”. Nessuna tolleranza per chi predica l’odio nelle moschee o in dottrina i giovani e li arruola nei gruppi islamisti che mandano poi quei giovani a morire e a dispensar altra morte. L’editorialista che è considerato dai gruppi radicali un traditore da punire, vive sotto scorta 24 al giorno. Ma non è apparso per nulla intimorito. Del resto Allam era ieri in città per presentare il suo libro edito da Mondadori che ha per titolo “Vincere la paura”.
E la paura per Allam si vince soprattutto difendendo i valori della vita e della libertà contro chi professa la cultura della morte e si infiltra nella nostra società. Il giornalista, ha sottolineato come sempre più spesso i terroristi kamikaze vengono arruolati tra i giovani mussulmani cresciuti in Occidente o tra i cristiani convertiti all’Islam. Ma Allam che non ha mancato di sottolineare la necessità di combattere in Italia il terrorismo islamista con norme certe (“che non affidino all’orientamento politico del magistrato il giudizio su terroristi che alla fine di un processo vengono poi dipinti come martiri”), ha usato parole dure per chi per motivi ideologici o pregiudizi antiamericani ha atteggiamenti ambigui verso il terrorismo islamista:”chi brucia le bandiere di Israele o inneggia a10, 100,1000, Nassirya, è contiguo al terrorismo islamico”.
All’incontro di ieri sera nell’Aula Magna del Liceo Pitagora introdotto da Antonio D’Ettoris presidente dell’omonima Fonfazione oltre ad Allam, hanno partecipato Angelo Gazzaniga portavoce dei Comitati per le libertà e Stefano Magni giornalista e dirigente dei Comitati per le libertà. Ha moderato l’incontro Filippo Salatino del Centro studi Acli”Marco Biagi”.
Gazzaniga nel suo breve intervento ha spiegato gli obiettivi dei Comitati per la libertà, nati alla fine della guerra fredda per difendere il dissenso di oltrecortina. Magni ha sostenuto che il nuovo totalitarismo da combattere è il fondamentalismo islamista, “che ha tratto ispirazione dai totalitarismi europei : quello nazista e quello comunista”.
Luigi Abbramo